19 gen

Petronilla

…vi presento una storia, una storia tutta favignanese, che ha sempre a che vedere con le cave di tufo della nostra isola, dalla quale è stato di recente tratto un romanzo, e da questo un film, “Viola di mare”, girato qui a Favignana, e accompagnato da una colonna sonora, eseguita da Gianna Nannini. L’articolo, che avrete la pazienza e la curiosità di leggere, esce nel 2004 su Repubblica a firma di Tano Gullo.
Buona lettura…

La doppia vita di zio Nillo, nascosta nella casa tra il tufo.

“..il padre vuole assolutamente un figlio maschio per avere un successore come curatolo alle cave di tufo di Calarossa. Invece nasce lei, Petronilla.
Ma in quel corpo non suo, che di donna ha solo il sesso, e con un cognome, Pino, che è tutto un destino, ci rimane ingabbiata solo 23 anni. A un certo punto il suo temperamento e i suoi desideri prettamente mascolini rompono gli argini e Petronilla diventa Nillo. Inizia così la sua seconda vita: spadroneggia da macho, capataz, nelle cave e addirittura si sposa due volte.
L’ incredibile storia della donna che si fece uomo, combattendo i pregiudizi e imbrogliando l’anagrafe, inizia nell’ isola di Favignana nel 1868 e si conclude esattamente un secolo dopo con la sua morte.
C’ è un pesce, viola il suo nome, “donzella di mare”, o “minchia di Re” in dialetto, che nasce femmina, depone le uova e poi si trasforma in maschio. E per allegoria “Minchia di Re” Giacomo Pilati titola il suo romanzo (edizioni Mursia) che ricostruisce la storia di Petronilla-Nillo. Una storia di ambiguità in una terra dove ogni accadimento proietta sul proscenio tante verità come un prisma di cristallo proietta sfaccettature di luce; dove l’ organo sessuale maschile ha un nome femminile, “la minchia”, e quello femminile un nome maschile, “lo sticchio”.
E’ la terra della corda pazza di Pirandello.
La vicenda riemerge dal flusso dei marosi e dai cunicoli dell’ ex cava di tufo una decina di anni fa, quando un architetto acquista la casa dove lo zio Nillo ha vissuto le sue due vite opposte come un ossimoro. Nel ristrutturarla viene a conoscenza di una serie di particolari che messi insieme completano un puzzle di cui pochi nell’ isola sono a conoscenza. In tanti frequentano zio Nillo nella sua esistenza centenaria, senza sospettare il segreto che cela il suo corpo grassottello addobbato da uomo. E oggi sono in pochi quelli che ne hanno memoria. «Sono rimasto di sasso – racconta Giacomo Pilati quando, per caso, ho saputo dall’architetto il mistero della casa di tufo arroccata su una punta di roccia e di scogli con il mare di Calarossa sotto e incastonata nell’ ex cava trasformata in giardino.
Una vicenda incredibile in una piccola isola nella Sicilia ancestrale di metà Ottocento. Nella mia testa è scattata la scintilla della curiosità. Mi sono chiesto come fosse vissuta nei suoi 23 anni da donna e nei 77 da maschio. E allora le ho ricamato una vita romanzata addosso. Le ho inventato un itinerario esistenziale partendo dall’ unica cosa certa: che “lei” e “lui” ci sono stati veramente ed erano la stessa persona».
La prova determinante Pilati la trova nell’ Ufficio anagrafe di Favignana: un certificato in cui nel 1891 il nome Petronilla con un colpo di penna viene modificato in Nillo. è facile immaginare che con tanta pezza d’ appoggio, avallata dalla autorità amministrativa e da madre Chiesa, nessuno abbia più potuto metterne in discussione il sesso. Tant’ è che si può sposare, e rimasto vedovo, risposare.
Sotto gli occhi dei compaesani e del tempo che passa mettendo una patina di oblio sul passato. «A quei tempi in un mondo di miseria avendo potere e soldi – dice Pilati – era facile sistemare le cose». L’ autore descrive le condizioni dell’ isola del tempo – fatica e povertà – con la sensibilità del verista e gli usi, i costumi, la forte presenza di suggestioni magiche, con gli occhi degli scrittori sudamericani. Domenico Campione è uno dei pochi che ha conosciuto bene zio Nillo, perché lavorava nella cava di sua nonna. Ecco la sua descrizione: «Favignana era per me lo “zu Nillo”, un ometto grassottello e glabro, Petronilla alla nascita, finché non si scoprì il suo vero sesso, e che scelse di vivere in una specie di eremo a Calarossa. Ogni mattina veniva per le disposizioni che gli impartiva la nonna e, a dorso d’ asina, mi portava a controllare l’ opera dei cavapietre. Essendo io l’ unico nipote, mia nonna volle che mi insegnasse tutto sull’ estrazione del tufo e sul suo uso. Nillo mi insegnò a scendere nelle cave servendoci di tacche dette “scanneddi”. Mi affascinavano le iscrizioni, i disegni, nelle grotte e le ingenue rappresentazioni. Di questa cultura non resta più niente: l’ ultimo “pirriaturi” che io ho conosciuto, “zu Sarino”, è morto». L’architetto ha fatto rivivere la casa della doppia vita. Ne ha salvaguardato fattezze e stile arabo.